CVT – Coordinamento Regionale Volontariato Antincendi Boschivi della Toscana
CVT – Coordinamento Regionale Volontariato Antincendi Boschivi della Toscana

Incendio sul Monte Faeta: giorni di emergenza e straordinario impegno del sistema AIB toscano

Sono stati giorni di eccezionale impegno per il sistema antincendi boschivi della Toscana e per tutto il volontariato AIB, chiamati a fronteggiare uno degli incendi più estesi e complessi degli ultimi anni: quello che ha interessato il Monte Faeta, tra le province di Lucca e Pisa.

Le prime operazioni

L’incendio ha avuto origine nel pomeriggio del 28 aprile nel comune di Capannori, in un’area impervia e densamente boscata. Fin dalle prime ore è stato attivato un importante dispositivo regionale, con elicotteri, squadre di volontariato e direttori delle operazioni impegnati in un contesto reso difficile dall’assenza di viabilità e dalla natura del terreno.

Nella giornata successiva le operazioni sono proseguite senza sosta, con un rafforzamento del dispositivo e il coinvolgimento di numerose squadre a terra e mezzi aerei per contenere un incendio che già mostrava un’elevata complessità.

Il peggioramento e l’estensione verso il versante pisano

Il 30 aprile il forte vento di grecale ha determinato un rapido peggioramento della situazione, spingendo il fronte del fuoco verso il versante pisano. Le superfici percorse dalle fiamme sono cresciute rapidamente, fino a centinaia di ettari, mentre entravano in azione anche i canadair della flotta nazionale.

Nel corso della giornata si è reso necessario attivare l’Unità di crisi regionale e mettere in campo un imponente dispiegamento di forze, con centinaia di operatori tra volontari, vigili del fuoco, operai forestali e forze dell’ordine.

L’emergenza del 1° maggio: evacuazioni e massima allerta

La notte tra il 30 aprile e il 1° maggio ha rappresentato il momento più critico dell’emergenza. Il vento ha spinto le fiamme verso la frazione di Asciano, nel comune di San Giuliano Terme, rendendo necessarie evacuazioni urgenti.

Dalle prime ordinanze del pomeriggio del 30 aprile, che disponevano l’evacuazione della zona nord di via Trieste, si è passati rapidamente all’estensione dell’area evacuata e, alle ore 2:00 del 1° maggio, all’evacuazione totale della frazione.

Complessivamente sono state coinvolte migliaia di persone – fino a circa 3.500 residenti – assistite attraverso una macchina organizzativa complessa che ha visto l’attivazione del Centro Operativo Comunale (COC), strutture di accoglienza, supporto sanitario e assistenziale.

Sono stati allestiti centri di accoglienza a Ghezzano e Pappiana, con particolare attenzione alle persone fragili, mentre le forze dell’ordine, l’esercito e il volontariato hanno garantito supporto alle operazioni di evacuazione e sicurezza.

La viabilità è stata fortemente limitata, con la chiusura di arterie strategiche come la SP30 e il Foro, per consentire lo svolgimento in sicurezza delle operazioni di spegnimento.

Lo sforzo operativo: numeri e organizzazione

Nelle fasi più intense dell’emergenza, il sistema ha visto in azione numeri imponenti: centinaia di operatori contemporaneamente sul campo, mezzi terrestri e aerei, squadre AIB provenienti da tutta la regione e un coordinamento continuo tra tutte le componenti del sistema di protezione civile.

Fondamentale anche il supporto logistico, tra cui l’utilizzo della vasca antincendio realizzata in prossimità dell’area, che ha consentito un approvvigionamento rapido per i mezzi aerei.

Il miglioramento della situazione e le prime riaperture

Già nel corso del 1° maggio, con l’attenuarsi del vento e il lavoro incessante di tutte le forze in campo, la situazione ha iniziato a migliorare. Tuttavia, in via precauzionale, sono rimaste evacuate alcune aree e sono proseguite le verifiche di sicurezza sugli edifici.

Il 2 maggio il Centro Operativo Comunale è rimasto attivo in seduta permanente, mentre proseguivano le operazioni di bonifica e monitoraggio. Le autorità hanno invitato la popolazione a non avvicinarsi alle aree interessate per non ostacolare i soccorsi.

Il ritorno alla normalità

Il 3 maggio, a seguito dei sopralluoghi tecnici, è stato possibile disporre il progressivo rientro dei cittadini nelle abitazioni e il ripristino della viabilità nella frazione di Asciano. Il bilancio, sul piano della sicurezza delle persone, è stato fortunatamente positivo: nessun ferito e danni limitati a una sola abitazione.

Un bilancio pesante per il territorio

Dal punto di vista ambientale, l’incendio ha avuto un impatto devastante: complessivamente sono andati in fumo circa 710 ettari di bosco, di cui oltre 400 nel territorio di San Giuliano Terme. Un evento che, per estensione e intensità, non ha precedenti recenti nella memoria locale.

Lo sguardo al futuro

Terminata la fase emergenziale, l’attenzione si sposta ora sulla messa in sicurezza del territorio e sulla prevenzione del rischio idrogeologico, con la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale e la necessità di avviare interventi di rimboschimento e recupero ambientale.

Il ruolo fondamentale del volontariato AIB

Ancora una volta, il volontariato antincendi boschivi ha rappresentato una componente essenziale del sistema: presenza costante sul territorio, supporto alle operazioni di spegnimento, assistenza alla popolazione e collaborazione con tutte le strutture operative.

Un impegno portato avanti spesso in condizioni difficili, tra fumo, caldo, vento e turnazioni prolungate, che ha contribuito in modo sostanziale nel superamento di questa nuova difficile emergenza.


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